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L’istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti

L’istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti

L’istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti

Attenzione alla vendita di semi di piante di sostanza stupefacenti accompagnata dal manuale di coltivazione. Tale attività, infatti, costituisce istigazione a delinquere, in particolare alla coltivazione di sostanze stupefacenti.

L’art. 414 c.p. punisce “per il solo fatto dell’istigazione” chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati, con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti, e, invece, con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni. Nel caso di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita per prima. Alla stessa pena soggiace, inoltre, chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti. Le pene previste in precedenza sono aumentate se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui sopra riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà. La pena è aumentata fino a due terzi invece se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

Più in particolare in tema di stupefacenti le Sezioni Unite hanno escluso che l’offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, accompagnata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, integri il reato di cui all’art. 82, D.P.R. 309/90, ma ricorrendone i presupposti il diverso reato di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti, ex art. 414 (Cass. pen., Sez. un., 18/10/2012, n. 47604).
Principi questi ribaditi recentemente dalla Suprema Corte (Cass. pen., Sez. IV, 17/09/2020, n. 26157), che ha precisato come rientra nel delitto di istigazione a delinquere la commercializzazione caratterizzata e accompagnata dalla fornitura di istruzioni precise e specifiche su come coltivare e produrre marijuana, con consegna di appositi manuali contenenti indicazioni per sottrarsi a controlli. Sul punto, il Supremo Collegio ha precisato come il ritrovamento di manuali di istruzione in sede di perquisizione è indice di una prassi preordinata all’istigazione a nulla rilevando che i manuali fossero custoditi in cassetti dietro il banco; condotta quest’ultima che non ne impedisce la diffusione alla clientela.
In buona sostanza, al fine della configurabilità del reato di istigazione a delinquere non interessa accertare la mancanza in capo al venditore di un obbligo di verificare dell’effettivo uso dei semi da parte dell’acquirente, bensì accertare la condotta positiva, posta in essere dai commercianti, di supporto cioè degli acquirenti mediante dettagliate indicazioni sulle modalità di coltivazione dei semi di cannabis per ottenere piante idonee a produrre sostanze stupefacenti e persino evitare controlli.