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La sostanza stupefacente

La sostanza stupefacente

La sostanza stupefacente

 

Tratto da A. Laudonia, Il reato di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope non di lieve entità, in AA.VV., I reati in materia di stupefacenti, Key Editore, 2020

Va subito detto come manchi una definizione normativa unitaria valida dal punto di vista giuridico e medico e per tale motivo appare sicuramente più certa, anche a livello internazionale, l’adozione di una “ nozione legale” secondo cui una sostanza è tale quando è inserita in un catalogo legale
Per l’iscrizione nelle tabelle la sostanza deve avere:
1) la capacità di provocare uno stato di dipendenza;
2) determinare uno stimolo o una depressione del sistema nervoso centrale che dia luogo ad allucinazioni o a disordini della funzione motrice, delle facoltà intellettive, del comportamento o dell’umore ovvero effetti dannosi simili a quelli indotti dalle sostanze già incluse nelle tabelle .
Invero, il criterio tabellare assicura certezza di orientamento quanto alla natura stupefacente di una sostanza, dirimendo la questione della rilevanza penale delle condotte . Anche la giurisprudenza di legittimità maggioritaria aderisce alla nozione legale di stupefacente .
Il vero problema cui si è tentato di dare risposta è capire se sostanze formalmente non inserite in alcuna tabella possano essere in ogni caso considerate penalmente rilevanti.  Sul punto un primo – e più rigoroso – orientamento ritiene che le sostanze non inserite non integrano il precetto penale. Altre pronunce, invece, hanno preferito una definizione più flessibile di sostanza stupefacente, facendovi rientrare anche i cd. “derivati”, per sintesi chimica o naturale, da sostanze ricomprese in tabella, non inseriti in alcuna tabella. Invero, ciò non eluderebbe il principio di tassatività in considerazione della struttura della norma penale in bianco né sarebbe una indebita applicazione dell’analogia, difatti, l’affermazione della rilevanza penale attraverso un canone di “riserva” di cui all’art. 14 TU stupefacenti integrative del precetto, evita un continuo aggiornamento degli elenchi tabellari .
Sul tema è intervenuta la Suprema Corte a Sezioni Unite secondo la quale nella nozione di stupefacente solo le sostanze specificamente indicate negli elenchi appositamente predisposti, i quali, adottati con atti di natura amministrativa in attuazione delle direttive espresse dalla disciplina legale, integrano il precetto penale di cui all’art. 73 del d.p.r. 9-10-1990, n. 309, norma parzialmente in bianco che indica, con idonea specificazione, i presupposti, i caratteri, il contenuto e i limiti dei provvedimenti dell’autorità amministrativa.
Il discrimine tra la rilevanza penale o meno delle condotte di coltivazione, fabbricazione, impiego, commercio e cessione di stupefacenti sia quello della presenza o meno di un’autorizzazione in capo al soggetto agente, sicché diventa fondamentale individuare ambiti e confini della stessa.

L’art. 26 individua le coltivazioni e produzioni vietate nel territorio dello Stato in quelle riferite alle piante comprese nelle tabelle I e H di cui all’art. 14, ad eccezione della canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali, diversi da quelli di cui all’art. 27, consentiti dalla normativa dell’Unione europea. Il Ministro della sanità può autorizzare istituti universitari e laboratori pubblici di ricerca alla coltivazione di tali piante per scopi scientifici, sperimentali o didattici (2° comma dell’art. 26). Per le coltivazioni autorizzabili sono previste rigorose regole per la richiesta, nonché sanzioni in caso di inosservanza delle prescrizioni e garanzie alle quali l’autorizzazione è subordinata ex art. art. 28. Disposizioni rigide sono previste anche per la fabbricazione di alcaloidi dalla pianta di papavero sonnifero o dall’oppio, o dalle foglie o dalla pasta di coca o da altre piante contentini sostanze stupefacenti, ovvero per la loro estrazione per sintesi (artt. 31-35).