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Giustizia sportiva: La tassa di reclamo.

Giustizia sportiva: La tassa di reclamo.

La tassa di reclamo e la – denegata – giustizia sportiva

Alcuni giudici sportivi territoriali, vedi quello di Avellino (CU n 4 del 5/3/2020), ritengono che il reclamo sia inammissibile quando non sia allegata al preannuncio la tassa di reclamo come previsto dall’art. 67, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva. Inammissibilità confermata anche nel caso in cui la società reclamante nel preannuncio abbia espressamente previsto quale modalità di pagamento l’addebito sul conto corrente societario/campionato, autorizzandone il prelievo; addebito su c/c confermato nel successivo reclamo.

A ben vedere tale interpretazione è frutto di una lettura atomizzata della norma dell’art. 67, comma 1, CGS, dimenticando che tale articolo deve essere letto in combinato disposto con l’art. 48, comma 2, dello stesso codice.

La norma al secondo comma disciplina le modalità di pagamento della tassa di reclamo, prevedendo espressamente che “i ricorsi ed i reclami anche se soltanto preannunciati, a pena di irricevibilità, sono gravati dal prescritto contributo. Il versamento deve essere effettuato entro il momento della trasmissione del ricorso o del reclamo all’organo di giustizia sportiva, anche mediante addebito sul conto campionato nel caso in cui il ricorrente o il reclamante sia una società, fatti salvi eventuali diversi termini di pagamento indicati dal Codice“.

In altre parole, è lo stesso Codice di Giustizia Sportiva a prevedere quale modalità di pagamento l’addebito sul conto societario/campionato. Tale modalità di pagamento deve essere chiaramente indicata nel preannuncio di reclamo e nel reclamo stesso per permettere al Giudice Sportivo di incamerare la tassa di reclamo.

In conclusione, qualora la società reclamante abbia ottemperato a quanto previsto dall’art. 48, comma 2, CGS il ricorso non può essere dichiarato irricevibile.

L’interpretazione è stata confermata dalla Corte Sportiva di Appello Territoriale che ha rimesso gli atti al primo giudice per l’esame del merito (v. CU 46/CSAT).

Ebbene, a fronte del provvedimento del secondo giudice, che ha tracciato la strada e l’interpretazione da seguire sul pagamento della tassa di reclamo, il primo giudice, incredibilmente ha confermato la sua precedente interpretazione della norma, ritenendola l’unica possibile e, conseguentemente, non entra nel merito, dichiarando nuovamente inammissibile il ricorso .

Tale comportamento si traduce in un diniego di giustizia sopratutto per le piccole società, che non hanno a disposizione molte risorse economiche. E’ evidente, infatti, che il nuovo provvedimento del GST avrebbe potuto essere nuovamente gravato e, sicuramente, annullato in Appello, ma con nuove spese per la squadra reclamante che, nel caso di specie, ha preferito non andare avanti, per non dover anticipare nuovamente la tassa di reclamo ed essendo il campionato ormai concluso.

E’ allora evidente che vi è l’urgenza di aprire un tavolo tra i giudici sportivi o che si dettino con maggiore chiarezza le regole per l’applicazione della norma sulla tassa di reclamo poiché i giudici territoriali non si possono pilatescamente lavare le mano non entrando nel merito delle vicende, attraverso una loro personale interpretazione della norma. Ed ancora, vi è necessità che i primi giudici si adeguino alle decisioni dei giudici superiori.

Viceversa,  nelle piccole realtà avremo sempre una giustizia a metà, che, come nel caso di specie, sa di beffa e che finisce per scoraggiare chi, sopratutto nelle categorie minori, fa calcio solo per passione.

Cosa ne pensa il Presidente del Comitato Regionale Campania Dott. Carmine Zigarelli?